Mercoledì scorso ho fatto due chiacchiere con una studentessa. Il nostro discorso mi ha portata a riflettere sulla necessità che sentiamo di renderci utili. Credo sia un'aspirazione molto nobile, ma nasconde il rischio del sacrificio di sè: sulla base di quali criteri, infatti, decidiamo che un comportamento è servizio e uno non lo è? Un medico, un infermiere, un insegnante, un assistente sociale, uno psicologo... sono necessariamente persone a servizio di qualcuno^ E uno spazzino, un pittore, un commerciante, un conducente di autobus, un manager, un impiegato, un cantante no?
L'attenzione all'altro è necessaria alla nostra felicità? Credo di sì. come lo è il suo reciproco, cioè il fatto che gli altri prestino attenzione a noi (mi vengono in mente parole che ascolto spesso alla radio in questi giorni: I need a friend to be happy). Ma questa attenzione si concretizza necessariamente in determinate attività e non in altre? Penso proprio di no. Certo, se sono sdraiato su una spiaggia a prendere il sole, la mia attenzione potrebbe sembrare poco evidente. Però anche il riposo e la cura di sé sono parti essenziali dell'esistenza. Esaurito servo a ben poco. Invece se mi dedico con impegno e passione a cio che faccio, a ciò che è mio dovere ma anche a ciò che mi dà soddisfazione, sto costruendo i presupposti di una mia pubblica utilità, facendo di me una persona felice.
12.09.2007
11.30.2007
Dare sapore alle cose
Questa mattina mi è capitato sotto il naso un passaggio di un libro che ho letto quest'estate: E' una vita che ti aspetto, di Fabio Volo. Ma è un libro che parla solo di sesso, osserverà qualcuno. Invece no. E' un libro che parla di crisi. Mi ricordo di aver pensato, leggendolo: Cavolo, c'è più gente in crisi di quanta pensassi. Perché in effetti non sembrerebbe, ad uno sguardo distratto.
Accade probabilmente intorno alla soglia dei trent'anni: uno si guarda addosso e cerca di fare un bilancio. Ci si chiede dove si è arrivati, a cosa sono serviti gli sforzi fatti, se si è soddisfatti di come si è, si pensa a dove si vorrebbe andare. Mi sembra una cosa bella, anche se porta con sé una dose di sofferenza.
Ma il passo in questione mi piaceva per un altro motivo. Il protagonista si domanda se le cose abbiano sapore in sé, oppure se sia l'incontro con ciascuno di noi a darglielo. Non è male come pensiero. Ci restituisce un grande potere, la possibilità di influenzare le cose. Come i profumi reagiscono in modo diverso al contatto con la pelle di ognuno, così le percezioni sono diverse da persona a persona. Dipende da noi. E probabilmente abbiamo un ampio margine di scelta.
Questa mattina mi sono svegliata un po' triste. Non avevo voglia di alzarmi e di andare a Milano a lavorare. Mentre ero in macchina e osservavo il disco rosa del sole appena nato, ho pensato al mio piccolo sole interiore. La giornata sta andando davvero bene.
Accade probabilmente intorno alla soglia dei trent'anni: uno si guarda addosso e cerca di fare un bilancio. Ci si chiede dove si è arrivati, a cosa sono serviti gli sforzi fatti, se si è soddisfatti di come si è, si pensa a dove si vorrebbe andare. Mi sembra una cosa bella, anche se porta con sé una dose di sofferenza.
Ma il passo in questione mi piaceva per un altro motivo. Il protagonista si domanda se le cose abbiano sapore in sé, oppure se sia l'incontro con ciascuno di noi a darglielo. Non è male come pensiero. Ci restituisce un grande potere, la possibilità di influenzare le cose. Come i profumi reagiscono in modo diverso al contatto con la pelle di ognuno, così le percezioni sono diverse da persona a persona. Dipende da noi. E probabilmente abbiamo un ampio margine di scelta.
Questa mattina mi sono svegliata un po' triste. Non avevo voglia di alzarmi e di andare a Milano a lavorare. Mentre ero in macchina e osservavo il disco rosa del sole appena nato, ho pensato al mio piccolo sole interiore. La giornata sta andando davvero bene.
11.26.2007
la danza e/è la vita
Mi sono fatta un regalo: ho partecipato al III Congresso internazionale di Danze orientali che si è tenuto a Riccione dal 23 al 25 novembre. Tre giorni di lezioni e spettacoli per conoscere altri maestri e raccogliere spunti.
La mia avventura nel mondo della danza è incominciata nel settembre 2006, alla bella età di 29 anni. Non avevo mai ballato prima, non avevo mai praticato un'attività sportiva regolare perché non trovavo nulla di divertente. Poi un'amica mi ha parlato della danza del ventre: io ho cominciato, lei no. Ed è stato da subito un bel viaggio, un modo bello di stare con me stessa, di non pensare a nulla, di condividere con altre donne un interesse che ci accomuna.
Venerdì mattina siamo partite in sei. Le mie compagne erano tutte ad un livello più avanzato di me e i loro consigli sono stati preziosi. Il primo giorno mi sono sentita piuttosto imbranata, ma portavo con me una frase detta da Chiara durante il viaggio: l'anno scorso sono tornata sentendomi più sicura. E' successo anche a me. In questo fine settimana ho avuto la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, di vedere moltissima gente ballare, di capire cosa preferisco, di percepire in modo più profondo quello che faccio.
Ho capito che è una storia d'amore che sta cominciando, tra me e il mio corpo. Ogni gesto mi parla e parla di me. Ho qualcosa da ascoltare e qualcosa da dire. So che anche questa esperienza andrà a completare il quadro, insieme al gusto per la parola e per la musica. So che anche questa esperienza andrà a definire meglio il mio rapporto speciale con il tempo, con il mio tempo, con la mia musica. Lo diceva anche la mia amica Sandra: lo Spirito suona per ciascuno di noi, il problema è che qualche volta andiamo fuori tempo.
La mia avventura nel mondo della danza è incominciata nel settembre 2006, alla bella età di 29 anni. Non avevo mai ballato prima, non avevo mai praticato un'attività sportiva regolare perché non trovavo nulla di divertente. Poi un'amica mi ha parlato della danza del ventre: io ho cominciato, lei no. Ed è stato da subito un bel viaggio, un modo bello di stare con me stessa, di non pensare a nulla, di condividere con altre donne un interesse che ci accomuna.
Venerdì mattina siamo partite in sei. Le mie compagne erano tutte ad un livello più avanzato di me e i loro consigli sono stati preziosi. Il primo giorno mi sono sentita piuttosto imbranata, ma portavo con me una frase detta da Chiara durante il viaggio: l'anno scorso sono tornata sentendomi più sicura. E' successo anche a me. In questo fine settimana ho avuto la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, di vedere moltissima gente ballare, di capire cosa preferisco, di percepire in modo più profondo quello che faccio.
Ho capito che è una storia d'amore che sta cominciando, tra me e il mio corpo. Ogni gesto mi parla e parla di me. Ho qualcosa da ascoltare e qualcosa da dire. So che anche questa esperienza andrà a completare il quadro, insieme al gusto per la parola e per la musica. So che anche questa esperienza andrà a definire meglio il mio rapporto speciale con il tempo, con il mio tempo, con la mia musica. Lo diceva anche la mia amica Sandra: lo Spirito suona per ciascuno di noi, il problema è che qualche volta andiamo fuori tempo.
11.21.2007
Weekend ballerino
Carissimi lettori, vi abbandonerò per qualche giorno. Da venerdì a domenica sarò infatti a Riccione per un Convegno sulla danza orientale. Ci vediamo la prossima settimana, spero non a pezzi!
11.19.2007
Condivido un regalo
Ogni lunedì don Marco manda a tutti i suoi amici un augurio di buona settimana, in forma di storia. Io faccio parte del gruppo, così oggi ho ricevuto un regalo che voglio condividere. La storia di oggi si concludeva in questo modo:
«Io credo in te» è molto più di una dichiarazione d'amore. È la forza più pura che esiste.
Lo penso anch'io e mi è piaciuto tanto che qualcuno me lo ricordasse.
Trovate la storia completa qui:
http://www.pensieridelgufo.it/Eilgufodisse187.htm
«Io credo in te» è molto più di una dichiarazione d'amore. È la forza più pura che esiste.
Lo penso anch'io e mi è piaciuto tanto che qualcuno me lo ricordasse.
Trovate la storia completa qui:
http://www.pensieridelgufo.it/Eilgufodisse187.htm
11.18.2007
Sguardi nuovi
In questi ultimi due mesi ho incontrato e conosciuto più persone nuove di quante ne abbia conosciute nell'ultimo anno, e ne sono estremamente felice. Questi nuovi contatti hanno qualcosa in comune: si sono generati perché si è scoperto di condividere qualcosa. Alcune di queste persone sono solo nomi e scambi di mail, non ci siamo mai incontrati fisicamente. Eppure ho notato qualcosa di sorprendente: spesso le conversazioni intrecciate hanno una profondità che manca nel quotidiano. Penso che accada per almeno due motivi: sono scambi cercati e in qualche modo straordinari, cioè fuori dall'ordinario, dalla routine; le persone che ci sono più vicine hanno un'idea talmente precisa di noi che faticano a liberarsene, le persone che ti incontrano per la prima volta non hanno ancora alcuna idea su di te. Allora può succedere che si riceva uno sguardo nuovo, una comprensione diversa di sé.
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11.15.2007
Aiutare la speranza
Anche la speranza ha bisogno di una mano. Non vi è mai capitato? Avete grandi progetti e il resto del mondo sembra non aver altro di meglio da fare che demolirli. Sarà per questo che oggi mi sento più di terra che di nuvole.
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